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Ricordo di Pio Peruzzi

Andrea Mosconi e Serenella Salomoni





Ricordo di Pio Peruzzi
 
Andrea Mosconi e Serenella Salomoni
 
 
Sabato 30 giugno alle 12,30 Pio Peruzzi ci ha lasciato. Il male che lo affliggeva da anni purtroppo ha avuto la meglio. La sua battaglia è stata lunga e dura ma sopportata sempre con la dignità e la discrezione di chi non vuole mai fare pesare i propri mali, ma vuole portare agli altri la parte migliore di sé stesso. Con Pio ci legava una amicizia di lunga durata. La sua avventura clinica era iniziata nei Servizi Psichiatrici di Padova dove ebbe inizio ben presto anche la sua avventura Sistemica quando partecipò, nel 1974, ai gruppi di Supervisione tenuti dal dott. Boscolo. La passione fu grande! Erano anni entusiasmanti in cui le idee e gli stimoli della Psichiatria Sociale fornivano il terreno fertile per lo sviluppo delle nuove tecniche di Psicoterapia. La Psicoterapia Relazionale-Sistemica metteva, appunto, al suo centro la relazione; sia quella tra paziente e terapeuta, come è nella più classica abitudine di molte tipologie di psicoterapia, sia quella tra il paziente e i componenti del suo sistema familiare. La pratica della Terapia Relazionale-Sistemica richiede alcune attitudini specifiche: a) grande attenzione a non cadere nella trappola della diagnosi che “reificherebbe” il paziente favorendo i pregiudizi del terapeuta con il risultato di allontanarlo dalla possibilità di cogliere il messaggio relazionale nascosto dietro ai sintomi; b) capacità di stare in mezzo alle contese relazionali, che ovviamente si presentano con elevata frequenza nel corso delle sedute di terapia, senza schierarsi con nessuno ma contemporaneamente essendo vicino ad ognuno; c) capacità di cogliere il gioco familiare nella sua totalità; d) non ultima un senso di ottimistico umorismo riguardo alla vita e ai suoi giochi alle volte paradossali. Tutto ciò richiede una curiosità non giudicante per le persone e un grande desiderio di conoscerle al di dentro della loro storia pensandole positivamente con arguzia e leggerezza. Queste attitudini relazionali erano ricche in Pio e il connubio fu perfetto. La sua pratica professionale si svolse tutta in prima linea a ponte tra la pratica psichiatrica, quella forte, nei servizi e la psicoterapia della famiglia. La passione per la clinica, infatti, fu il suo punto di forza costante. I suoi interessi si concentrarono su alcuni filoni:
a)         Leggere in ottica sistemica tutti i contesti. La premessa della Teoria Sistemica è che l’individuo vive e decide di sé immerso in un contesto di comunicazioni e che ogni problema si genera e va compreso, appunto, in un contesto di tale fatta. L’analisi del contesto, ogni contesto, acquista dunque un significato fondamentale. In questo senso è importante non ridurre la Terapia Relazionale-Sistemica alla sola Terapia della Famiglia, questa non è che un’applicazione del principio al sistema che fa da contesto alla nostra crescita. Ogni problema ha un suo “Sistema Significativo di Riferimento”. L’applicazione, quindi, della Terapia Relazionale-Sistemica ai contesti istituzionali fu uno degli impegni principali dello psichiatra Pio Peruzzi, impegno che restò costante nella sua carriera anche quando ricoprì la carica di Direttore del Dipartimento di Psichiatria dell’Ulss 16 di Padova. Nei primi anni si dedicò alla deistituzionalizzazione e alla riabilitazione dei pazienti che in gran numero sedimentavano negli Ospedali Psichiatrici, e alla umanizzazione delle cure. Ne sono testimoni i suoi primi lavori[1]. Successivamente fu ideatore di alcuni contributi originali quali: utilizzare la prassi psichiatrica abituale ma rileggerla dal punto di vista della teoria sistemica[2]; la rilettura della Psicoeducazione in una visione sistemico-costruttivista[3]; la Terapia Individuale in ottica sistemica[4]
b)         Riflettere sulle relazioni esistenti tra componente biologica e relazionale nella determinazione del comportamento umano. Era sua convinzione che non si potesse fare a meno di porsi il problema dei rapporti esistenti tra software e hardware. Di notevole rilievo nel movimento sistemico fu la sua critica al costruttivismo radicale che a suo avviso non teneva conto di alcune limitazioni date dall’hardware finendo a cadere in un possibilismo tanto onnipotente quanto poco efficace. La realtà psichica per quanto costruita nelle relazioni, una volta che si fonda come realtà intersoggettiva creduta ha una sua qualche oggettività almeno per chi vi costruisce poi le proprie scelte[5]. Importanti furono inoltre i suoi studi sulle relazioni tra componenti genetiche e relazionali nella Schizofrenia[6]
c)         L’evoluzione delle Tecniche di Conversazione in terapia. In questo campo fu un sostenitore della necessità che il terapeuta avesse una posizione “debole e possibilista” piuttosto che strategica e forte come era in voga tra i terapeuti sistemici del tempo. Un terapeuta che pone domande piuttosto che interpretare, che cerca con il paziente, individuo o famiglia, il significato di ciò che sta accadendo, che attende il momento di sentire che il paziente è pronto per ricevere una idea o un intervento e lo rinegozia con lui piuttosto che proporlo con autorità. Vedeva questa modalità come molto più utile e rispettosa del paziente.[7]
d)        La formazione dei terapeuti. Fu questo uno dei campi di maggior impegno per lui. Didatta del Centro Milanese di Terapia della Famiglia dal 1983 e Co-Direttore del Centro Padovano di Terapia della Famiglia dal 1985 si dedicò con grandissima passione ai terapeuti in formazione per avviarli al quella passione per la clinica che egli stesso viveva. Fu un sostenitore della necessità che gli allievi potessero entrare in seduta con il terapeuta fino dall’inizio della formazione perché potessero sperimentare le emozioni che questa posizione sollecita e ne avessero un imprinting nella formazione del sé. Fu molto amato dai suoi allievi per la particolare attenzione con cui li guidava[8].
 
La sua partenza così precoce e repentina è stata una grandissima perdita per tutto il movimento sistemico e lo ricorderemo sempre per la sua sensibilità, rispetto dell’altro e disponibilità.                      
 


1             “Territorializzare anche il Reparto Manicomiale?” In Psichiatria Generale e dell´Età Evolutiva 1977, n. 2.
                “Appunti su di una esperienza di cambiamento in un reparto psichiatrico tradizionale” In Psichiatria Generale e dell´Età Evolutiva 1978, n. l.
2             “Visite domiciliari in situazioni di crisi: analisi dei contesto e proposte di intervento”. In Terapia Familiare, Dicembre 1981, n. 10.
                “Tre suggerimenti pratici: indirizzati a psichiatri di formazione sistemica, che occupino il più basso gradino nella gerarchia medica, in Servizi Psichiatrici che non contemplino la Terapia Familiare tra le prestazioni ufficialmente erogate”. In Psichiatria Generale e dell´Età Evolutiva 1985, n.3.
                “L’esaurimento nervoso nella pratica ambulatoriale territoriale: un´analisi relazionale”.
                In Psichiatria Generale e dell´Età Evolutiva, 1983, n. 3.
3             “Psicoeducazione sistemica". In Terapia Familiare ‑ luglio 1994 ‑ n. 45
4             “Identikit di una terapia individuale sistemica”, Terapia Familiare n° 75, 2004.
5             “Che cosa generano le spiegazioni costruttiviste? “, Terapia Familiare - Luglio 1999 - n. 60
                “Formazione, lavoro sulla persona e sistemi motivazionali a base innata” In Biologia e Relazioni, a cura di M. Andolfi, M. Viaro. Edito Franco Angeli,    Milano 2001
6             “Dall’Analisi Genetica ai Processi Familiari: storia e prospettiva di una ricerca”, Manuale Clinico di Terapia Familiare Vol. 1 “Processi Relazionali e Psicopatologia” a cura di Pasquale Chianura et al, Franco Angeli, 2011.
7             “Dal “paradosso” alla “complessità”: un processo evolutivo teorico-clinico”. In Psichiatria Generale e dell´Età Evolutiva, Vol. 29, fasc. 3, 1991.
                “Dall´indagine familiare alla conversazione sistemica: evoluzione teorica e coerenza nella conduzione di seduta”. In Psichiatria generale e dell´età evolutiva, Vol. 29, fasc. 3, 1991.
8             “Scelta metodologica e scelta terapeutica: possibili alternative rispetto alle emozioni in Terapia Familiare”. In Connessioni n.1 Giugno 1992.
                “Valutazione ed esame: una possibilità sistemica di autocorrezione dell’allievo”. Connessioni, Settembre 2002, n° 11
                “Le relazioni e la cura”, Milano 2008.





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